Castello di Scilla

Orari Apertura Castello Ruffo di Scilla

orario no stop dalle 8.30 alle 19.30 festivi inclusi

Prezzi visita Castello € 1.50 da 10 a 70 anni

Accompagnatori ,Professori e Guide Gratuito

Gratis Bambini fino ai 9 anni e Anziani oltre i 70 anni

Per info Visite Guidate effettuate dall’Agenzia LoveCalabria chiamare
tel 0965704296

Il castello di Scilla è ritenuto da molti il più bel castello della Calabria, non tanto per la struttura in sé quanto per l’importanza storica e soprattutto mitologica, oltre che per la bellezza del luogo. Descritto già nell’Odissea di Omero, fu spesso teatro di numerose dominazioni a causa della sua favorevole posizione, proprio all’ingresso dello Stretto di Messina.
Esso si trova a pochi km da Reggio Calabria, risalendo la costa, presso l’imbocco dello stretto di Messina, situato sulla mitica rocca di Scilla.
Le sue origini sono incerte, secondo alcuni di età sveva, per altri di impianto normanno.
La rupe pian piano divenne una vera fortezza, tanto che nel III sec. a.C. tale fortificazione, alleata dei romani, resistette validamente ai Punici alleati dei Bruzi.
Nel 42 a.C., ad Augusto, il porto di Scilla “..offrì opportuno rifugio per sfuggire alla pressione di Pompeo”. In seguito Ottaviano, che nel frattempo si era disfatto dei rivali, riconoscendo a Scilla un importanza strategica, decretò che venisse maggiormente fortificata.
Nel 1255, per ordine di Manfredi, Pietro Ruffo fortificò ulteriormente le rocca a cui assegnò un presidio.
Nel 1421 un De Nava, cavaliere di Alfonso D’Aragona, prese possesso della Rocca di Scilla trasformando il preesistente convento in castello che con le sue fortificazioni divenne un valido centro di resistenza.
Nel 1533 Paolo Ruffo, acquistò dal cognato Gutterra De Nava il castello, lo fortificò ulteriormente, restaurando anche il palazzo feudale.
Fu danneggiato dal sisma del 1738.
Dopo l’occupazione da parte degli Inglesi e dei Francesi, nel 1860 fu trasformato da Giuseppe Garibaldi in presidio militare.
Negli anni 70-80 ospitò un ostello della gioventù. Recentemente è stato restaurato.
Un ponte consente l’accesso alla fabbrica, il cui ingresso principale è caratterizzato da un portale in conci di pietra sormontato dallo stemma dei Ruffo e dalla lapide che ricorda il restauro cinquecentesco.
Dotato di prigioni ubicate nella cantina e di sotterranei non più praticabili, il Castello essendo stato dimora di una delle più potenti famiglie del regno possiede ampi saloni che ospitavano collezioni di quadri, argenterie e ori.

La trasformazione da forte a residenza feudale

Successivamente Scilla fu esposta agli attacchi di diversi popoli: i Visigoti, gli Ostrogoti, i Greci, i Goti, i Longobardi. Alla fine la cittadina fu occupata dai normanni guidati da Roberto il Guiscardo nel 1060 e il castello divenne il cuore pulsante di Scilla che oltre a continuare ad ospitare i monaci divenne sede del potere feudale. Sotto Federico II si ebbe un potenziamento del sistema difensivo creando una fitta rete di castelli.

castello internoNel 1250 dopo la morte di Federico II, il dominio del regno di Napoli passò alla Casa Angioina e il feudo di scilla fu dato a Pietro Ruffo; in quest’occasione il castello fu rifortificato e ampliato con l’aggiunta di bastioni quadrati e la costruzione di cisterne e di sale d’armi, sappiamo anche che i monaci continuavano ad abitare all’interno dello stesso convivendo con la piazza d’armi. Nel 1324 i monaci furono allontanati dal castello per lasciare al re più libertà di movimento, temendo questi che il castello potesse cadere nelle mani degli aragonesi. Da questo periodo in poi, Scilla subì notevoli cambiamenti e il potere si alternò tra aragonesi e angioini. Il castello dal punto di vista architettonico subì notevoli trasformazioni difensive a seguito dell’introduzione dell’uso della polvere da sparo.

Fase importante per il castello è quella rinascimentale, dove nel 1532 la casa Ruffo di Sinopoli acquistò dai De Nava il feudo di Scilla. Sulla rocca il conte Paolo Ruffo fece costruire la sua dimora. Questa fase corrisponde all’assetto del castello più riconducibile allo stato attuale.

Il primitivo ponte levatoio fu sostituito da un ponte in muratura, lo stemma della famiglia De Nava venne sostituito da quello della casa dei Ruffo; superata l’entrata da un’antica stradella tagliata nella roccia si raggiungeva il bastione orientale del forte, da dove attraverso una porta si accedeva in una sala d’armi, oggi ristrutturata e adibita a sala conferenze. Quando furono iniziati questi lavori, la strada di accesso al castello venne rialzata fino a raggiungere un’area che il Ruffo aveva ricavato sulla sommità della sala d’armi. Su quest’area il principe fece costruire una rampa gradonata che avrebbe portato nella dimora che intendeva costruire. Paolo Ruffo, costruendo il suo palazzo, occupò tutte le antiche strutture militari del castello ( sale d’armi, cisterne, depositi e caserme della guarnigione) ammassando le armi e la polvere da sparo in un locale sul lungomare[1].

La costruzione del castello rimase per lo più invariata sino al terremoto del 1793 che provocò danni ingenti sia al castello che alla cittadina.

A parte le numerose vittime e la estinzione di intere famiglie, furono distrutte le edilizie del paese, ponti, strade, comprese le stesse fortificazioni sul castello. Crollò la cucina, lasciando intatto il piano nobile, venne distrutta la chiesa di san Pancrazio, fece sprofondare una parte della rocca ed eliminò un buon numero di quegli scogli che la leggenda aveva identificato con i cani urlanti del mostro di Scilla.
Intanto successe il feudo a Francesco Fulco Ruffo, ultimo principe di Scilla.
Il terremoto fu preludio delle gravi distruzioni che sarebbero avvenute di lì a poco, ad opera dei bombardamenti di Francesi e Inglesi che si contesero il possesso del castello, con alterne vicende a seguito dell’impresa napoleonica.
Quando, nel 1808, la vittoria francese costrinse gli inglesi a sgomberare il castello, i francesi che lo rioccuparono, ebbero cura di fortificarlo ancora maggiormente. Queste fortificazioni rimasero fino a quando la restaurazione riportò al potere i sovrani Borboni. Il maestoso castello, ricco di storia, ritornò ad essere conteso da Borboni e Garibaldini.
Costituito il Regno d’Italia, il castello non fu più necessario che funzionasse da piazza d’armi.
Durante il terremoto del 1908 il castello subì nuovamente notevoli danni.

Negli anni 20, la Marina Militare, sopra i ruderi della dimora del Principe Ruffo, fece costruire due alloggi per i guardiani del faro.

Negli anni 1970-1980 è stato adibito a Ostello della Gioventù e recentemente è stato nuovamente restaurato ed è un importante centro culturale (Centro regionale per il recupero dei centri storici calabresi) e sede di mostre e convegni.