Il Mito

Il Mito di Scilla

Sia la rocca che la cittadina sono contornate da un alito di mistero dovuto all’intrecciarsi di alcuni miti come quello raccontato da Omero, che narra del passaggio della nave di Ulisse tra Scilla mostruosa e Cariddi vorace.

Scilla è il mostro a sei teste e un ventre da cui spuntano cani furiosi. Essa se ne sta nascosta nelle cavità della roccia sullo stretto, scrutando le prede nel mare.

Oggi la sua figura appare come emblema del comune di Scilla, rappresentata come sirena che termina con una doppia coda di pesce; ma diversamente fu descritta da Omero nell’Odissea (Od. XII 85 ss.): “…mirando la grotta cupa…Là dentro Scilla vive, orrendamente latrando: la voce è quella di una cagna neonata, ma essa è mostro pauroso, nessuno potrebbe aver gioia a vederla. I piedi son dodici, tutti invisibili, e sei colli ha, lunghissimi: e su ciascuno una testa da fare spavento; in bocca su tre file di denti e serrati, pieni di nera morte[1]”.

La leggenda di Scilla e Cariddi da ‘Febea – Miti, misteri e leggende di Reggio Calabria e dintorni’ – Marina Crisafi – Laruffa Editore 2009

Com’era solita fare tutti i giorni, anche quel dì Scilla, bellissima ninfa che viveva sul lido di fronte a Messina, corse a piedi nudi sulla spiaggia e iniziò a spogliarsi per fare il bagno nelle acque limpide del Tirreno.
Stanca ma appagata si sdraiò sulla sabbia, sciogliendo i lunghi capelli sul corpo leggiadro e socchiudendo gli occhi per godersi i caldi raggi del sole.
All’improvviso sentì un rumore provenire dal mare e sollevatasi di scatto vide un’onda dirigersi minacciosa verso di lei.
Impietrita dallo spavento vide apparire dai flutti un essere metà uomo e metà pesce, con una folta barba verde e lunghi capelli pieni di frammenti di alghe.
Era il dio marino Glauco, il quale, terribilmente invaghito di lei, aveva deciso di rivelarle il suo amore.
Terrorizzata, Scilla si scostò dalla riva e si rifugiò sulla spiaggia, ma Glauco iniziò a supplicarla di fermarsi.
«Aspetta qualche minuto, mia bellissima ninfa, e ascolta la mia storia. … CONTINUA